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EF English Proficiency Index 2025: perché l’Italia arretra e cosa possiamo imparare dal resto d’Europa

Elisa Aggiornato il 30 Marzo, 2026
Nel 2025, l’Italia scivola al 59° posto nel più autorevole ranking mondiale delle competenze in inglese: l’ EF English Proficiency Index 2025. Un calo significativo che apre una riflessione necessaria: cosa frena realmente l’apprendimento dell’inglese in Italia, mentre altri Paesi europei migliorano o consolidano la propria posizione? [caption id="attachment_24057" align="alignnone" width="750"]
EF English Proficiency Index 2025 Fonte: EF EPI 2025[/caption]

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Il quadro generale: cosa rivela l’EF EPI 2025

L’edizione 2025 dell’EF English Proficiency Index si basa sui dati di 2,2 milioni di adulti in 123 Paesi che hanno sostenuto il test EF SET nel 2024. Per la prima volta, il test include anche abilità produttive, ovvero produzione orale e scritta, accanto a lettura e ascolto. Questo rende i risultati ancora più rilevanti e completi rispetto agli anni precedenti.

Il punteggio globale non mostra segnali di miglioramento. Anzi, come evidenzia il report, il livello di inglese nel mondo resta stagnante, con molte aree che evidenziano un declino tra i giovani adulti e le persone oltre i 40 anni. Le competenze attive, in particolare la produzione orale, risultano deboli ovunque. L’inglese viene sempre più utilizzato a livello professionale, ma resta una lingua non pienamente acquisita dalla maggioranza degli adulti nel mondo.

Il posizionamento dell’Italia: un declino sistematico

Nel 2025, l’Italia ha ottenuto un punteggio medio di 513, classificandosi tra i Paesi con una competenza media.

EF EPI 2025 - ITALIA
Fonte: EF EPI 2025

Siamo al 59° posto su 123. Per comprendere la portata del calo, è utile osservare l’andamento degli ultimi tre anni:

  • 2023: 35° posto
  • 2024: 46° posto
  • 2025: 59° posto

In soli due anni, l’Italia ha perso 24 posizioni, un segnale inequivocabile che i cambiamenti introdotti nel sistema educativo e nelle politiche linguistiche non sono ancora sufficienti a contrastare il ritardo storico.

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Il dato è ancora più preoccupante se confrontato con l’andamento di altri Paesi simili:

  • La Francia, storicamente vicina all’Italia in classifica, ha guadagnato 11 posizioni, passando dal 49° al 38° posto.
  • La Germania, già nella top 10, è salita dal 10° al 4° posto, consolidando un trend positivo sostenuto da politiche educative più moderne e mirate.
  • La Spagna è stabile al 36° posto, e nonostante non registri progressi, evita un declino come quello italiano.

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Un’Europa a due velocità: il dominio del Nord e dell’Est

L’Europa si conferma la regione con il più alto livello di conoscenza dell’inglese al mondo. Ben 13 dei primi 15 posti sono occupati da Paesi europei. Ai primi posti troviamo:

  • Paesi Bassi – 624 punti
  • Croazia – 617
  • Austria – 616
  • Germania – 615
  • Norvegia – 613

Questi Paesi condividono alcuni tratti distintivi: alta esposizione alla lingua inglese fin dall’infanzia, sistemi educativi centrati sulle competenze comunicative, uso diffuso dell’inglese nel contesto lavorativo e accademico.

A fare la differenza non è solo la quantità di ore di inglese a scuola, ma la qualità dell’esposizione linguistica e l’enfasi su abilità pratiche. Nei Paesi nordici, per esempio, l’inglese non è considerato una materia, ma uno strumento quotidiano.

L’Italia, al contrario, mantiene un’impostazione scolastica ancora incentrata su grammatica e analisi testuale, con poca attenzione alla produzione orale.

Analisi delle abilità linguistiche in Italia

Il report EF EPI 2025 offre un’analisi dettagliata delle quattro macro-competenze. Ecco i dati per l’Italia:

  • Comprensione scritta: 529
  • Comprensione orale: 506
  • Espressione scritta: 477
  • Espressione orale: 479

I punteggi più bassi riguardano le abilità produttive, un elemento confermato a livello globale. L’espressione orale, in particolare, è la competenza meno sviluppata in quasi tutti i Paesi. La difficoltà nel parlare fluentemente è attribuita a fattori culturali, pedagogici e, spesso, alla mancanza di pratiche valutative efficaci nelle scuole.

Nel caso italiano, siamo più bravi a capire l’inglese che a usarlo. L’italiano medio capisce un testo scritto o un discorso, ma ha grandi difficoltà nel rispondere fluentemente o nel comporre un testo autonomo. Questa asimmetria linguistica rappresenta un ostacolo concreto sul piano professionale, soprattutto in un contesto internazionale.

Giovani e over 40: due generazioni in difficoltà

Un altro dato rilevante del report riguarda l’andamento generazionale. In Italia, così come in molti altri Paesi, si osserva un calo significativo tra i giovani adulti (18-25 anni) rispetto al periodo pre-pandemico. La fascia over 40, invece, ha visto un’ulteriore diminuzione delle competenze, riportandosi ai livelli di dieci anni fa.

Questo suggerisce che il sistema scolastico e universitario non ha ancora consolidato pratiche efficaci per garantire il mantenimento dell’inglese dopo il diploma o la laurea. In assenza di esperienze immersive, scambi internazionali o uso attivo della lingua nel mondo del lavoro, la competenza tende a regredire.

I fattori strutturali del ritardo italiano

Sistema scolastico poco comunicativo

Nonostante gli sforzi degli ultimi anni, l’approccio comunicativo all’insegnamento della lingua è ancora limitato. La produzione orale è raramente oggetto di valutazione sistematica, e nelle scuole superiori l’inglese è spesso insegnato come disciplina astratta, non come lingua viva.

Doppiaggio e scarsità di input autentici

La cultura italiana del doppiaggio riduce drasticamente l’esposizione all’inglese autentico. In Paesi come Svezia, Norvegia o Paesi Bassi, la televisione e i media fungono da input quotidiano in lingua originale, favorendo l’acquisizione spontanea, soprattutto nei più giovani.

Scarsa integrazione tra studio e uso pratico

In Italia, l’inglese resta confinato a contesti formali. Mancano occasioni informali e quotidiane in cui usare la lingua, come ad esempio customer service in inglese, eventi culturali bilingui, o spazi di interazione reale online e offline.

Divario tra istruzione e mondo del lavoro

Il report EF evidenzia che i settori industriali italiani con maggiore internazionalizzazione mostrano competenze linguistiche superiori alla media nazionale. Tuttavia, rimane un divario tra il livello richiesto dalle aziende e quello effettivamente posseduto dai lavoratori.

Intelligenza artificiale e futuro dell’apprendimento

Il report dedica ampio spazio al potenziale dell’IA nel trasformare l’apprendimento linguistico. Le tecnologie AI permettono:

  • valutazioni adattive e più accurate
  • feedback personalizzati su pronuncia, grammatica e lessico
  • percorsi individualizzati basati su dati reali
  • tutor virtuali attivi 24/7

Tuttavia, sottolinea anche i rischi di un uso passivo: l’IA non deve sostituire il pensiero critico, ma amplificarlo. In questo senso, l’Italia ha l’opportunità di sfruttare le tecnologie emergenti per colmare il divario esistente, ma servono investimenti mirati nella formazione digitale dei docenti e nell’integrazione didattica di questi strumenti.

Prospettive e raccomandazioni

Il quadro che emerge dal report è chiaro: il declino italiano non è inevitabile, ma richiede un cambio di rotta deciso. Le strategie raccomandate includono:

  • introdurre la valutazione sistematica delle abilità orali a scuola
  • promuovere l’uso di contenuti digitali autentici in inglese
  • favorire l’esposizione quotidiana alla lingua attraverso media, eventi, e piattaforme online
  • formare i docenti all’uso efficace dell’IA per il supporto linguistico
  • valorizzare le competenze linguistiche nei contesti lavorativi come criterio di accesso e avanzamento

Una sfida culturale, non solo linguistica

Il posizionamento dell’Italia nell’EF EPI 2025 riflette una realtà che va oltre la didattica. Indica un atteggiamento culturale verso l’inglese che ancora fatica a riconoscerlo come strumento di partecipazione globale, e non solo come materia scolastica.

Riconoscere questa dimensione è il primo passo per agire in modo strategico: servono politiche pubbliche più efficaci, pratiche didattiche moderne, ma anche un cambiamento nel modo in cui individui, famiglie, aziende e istituzioni percepiscono l’apprendimento linguistico.

È una sfida collettiva. Ma, come sempre, parte da scelte individuali.

Fonte: EF EPI