Tra le sfaccettature del bilinguismo che più ci interessano, ci sono gli effetti dell’apprendimento linguistico sul nostro cervello. È un tema ampio, con ricerche spesso molto solide. Un tema ricco ed estremamente interessante che indaghiamo con regolarità. Stavolta ci dedichiamo in particolare all’invecchiamento del cervello, e in particolare al legame tra lingue e Alzheimer. Infatti, ci sono importanti studi che hanno dimostrato come parlare almeno due lingue ritarda i sintomi del morbo di Alzheimer. Ecco cosa abbiamo imparato su questo argomento.

Articolo aggiornato il 30.10.2025

lingue e alzheimer

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Bilinguismo e invecchiamento del cervello

La Professoressa Ellen Bialystok dell’Università di York a Toronto studia da molti anni l’impatto delle lingue sul cervello umano. Ha pubblicato numerosi articoli su questo tema. Nel 2010, con il suo team di ricerca ha dimostrato che il bilinguismo ritarda di circa 5 anni la comparsa dei primi sintomi del morbo di Alzheimer.

Ti facciamo una sintesi: il team ha analizzato le cartelle cliniche di oltre 200 pazienti a cui è stato diagnosticato un probabile morbo di Alzheimer. Lo studio ha mostrato che i pazienti che hanno parlato due lingue per la maggior parte della propria vita hanno una riserva cognitiva grazie alla quale possono fronteggiare la comparsa dei primi sintomi della malattia per un periodo più lungo, rispetto a chi parla una sola lingua (monolingue).

Quando parliamo di sintomi, si tratta soprattutto di perdita di memoria e confusione, comunemente associate all’Alzheimer. In altre parole, la riserva cognitiva dei bilingue permette loro di ritardare la comparsa di questi primi sintomi. I dati più rilevanti della ricerca sono:

  • Nelle persone bilingue, il morbo di Alzheimer è stato diagnosticato dai 3 ai 4 anni dopo rispetto ai monolingue
  • Nelle persone bilingue, i primi sintomi del morbo di Alzheimer compaiono 5 anni dopo rispetto ai monolingue

Già nel 2007, con un’altra squadra di ricercatori, la Professoressa Bialystok aveva analizzato 184 pazienti diagnosticati con un probabile morbo di Alzheimer e altre forme di demenza. Con questo studio precedente aveva dimostrato che il bilinguismo ritarda di 4 anni la comparsa dei primi sintomi dell’Alzheimer.

Parlando di età invece (e l’età non è mai un freno, nelle lingue), per le persone che parlano una sola lingua l’età media a cui viene diagnosticato l’Alzheimer è di 71,4 anni mentre per le persone bilingue è 75,5.

 

Sistema di controllo esecutivo: che cos’è?

Interessante, vero? Ma come sarebbe possibile?

La Prof. Bialystok lo spiega così: durante la loro vita, le persone bilingue devono costantemente fare una scelta. Arbitrare tra due lingue. Un italo-francese ad esempio, quando vede un cane, dirà “cane” o “chien” in base alla persona con cui sta parlando. Anche se uno verrà detto e l’altro cassato volta per volta (cane o chien), in ogni caso il/la bilingue penserà entrambe le parole. Il sistema di controllo esecutivo del cervello delle persone bilingue è sempre attivo.

Cos’è il sistema di controllo esecutivo? Ogni cervello ne è dotato. Si tratta in pratica delle zone che permettono al cervello di evitare le interferenze quando si sceglie una lingua invece dell’altra. Un sistema di aree di controllo.

Gli studi della Professoressa Bialystok hanno mostrato che l’uso costante del sistema di controllo esecutivo del cervello è ciò che spiega perché i bilingue riescono meglio in alcuni compiti, come fare più cose contemporaneamente o passare velocemente da una all’altra. I bilingue padroneggiano meglio questo sistema di controllo esecutivo. L’uso migliore che ne fanno permette loro di resistere meglio e più a lungo al morbo di Alzheimer (o almeno alla sua comparsa).

La ricerca parla da sé: il bilinguismo modifica il modo in cui il nostro cervello funziona e, come è stato dimostrato, ciò ritarda la comparsa dei primi sintomi del morbo di Alzheimer. Ciononostante, non dobbiamo mistificare: imparare una lingua può rallentare il morbo di Alzheimer ma sfortunatamente non previene affatto la malattia. Ciò che conta è che si tratta comunque di uno studio molto importante, i cui risultati invogliano a conoscere meglio le lingue.

 

*Ellen Bialystok, docente e ricercatrice all’Università York di Toronto, lavora anche insieme all’Istituto di Ricerca Rotman per il centro di studi geriatrici Baycrest.