Una delle cose più affascinanti delle lingue è la loro capacità di assorbire parole ed espressioni di altre culture e integrarle. In ogni lingua ci sono parole che derivano da altre lingue, che aprono spaccati a volte inaspettati sui rapporti tra i vari paesi. Ad esempio, lo sai che ci sono tante parole arabe in italiano? Scopriamole insieme!

parole arabe in italiano

Cosa troverai in questo articolo?

Parole arabe in italiano

Nel nostro articolo troverai solo una piccola selezione di parole arabe in italiano ma sappi che il nostro lessico ne contiene tantissime e in tantissimi ambiti, dalle scienze alla matematica (non a caso parliamo di numeri arabi), dal cibo al vocabolario dell’arte, dall’astronomia alla moda, dal gergo marinaro alla medicina. Perché ci sono tutte queste parole arabe in italiano te lo spieghiamo nel prossimo paragrafo!

Caffè

Ci sono diverse teorie etimologiche ma deriva dal turco kahve, che a sua volta viene dall’arabo qahwa = vino; bevanda eccitante. Seguendo questo filone ci si riferisce soprattutto alla bevanda. Ma per alcuni l’origine potrebbe essere più legata a un fattore geografico: qahwa deriverebbe da Kaffa, in Etiopia, dove potrebbe essere nato il caffè, poi diffuso in Arabia. Inoltre, il porto di Mokha nello Yemen fu molto importante per il commercio del caffè arabo e non è un caso che una famosa caffettiera si chiami Moka!

Ragazzo

Dall’arabo raggāz o raqqāṣ = corriere, messaggero che porta le lettere o  conduce i viaggiatori. La parola arriva in Italia dalla Sicilia come terminologia della dogana, parole che deriva anch’essa dall’arabo dīwān = ufficio, registro. E se pensi che assomigli a divano… hai ragione! Negli uffici amministrativi si lavorava seduti su panche coperte da cuscini e secoli dopo il “divano” diventò un arredo tipico delle stanze di rappresentanza.

Limone

Dal termine arabo-persiano laymūn. Troviamo i primi limoni in dipinti di epoca romana ma solo dal X secolo, con gli Arabi appunto, il limone viene descritto nella letteratura scientifica. E rimanendo in ambito di agrumi, anche arancia è una parola di origine araba: viene dal persiano nāranj, che probabilmente deriva dal sanscrito nāgaranja = frutto degli elefanti.

Ammiraglio

La sua origine è nell’arabo amīr = comandante, principe, governatore, che deriva dall’espressione ʾamīr al-baḥr = comandante o principe del mare. La declinazione marinaresca del termine sarebbe avvenuta in Sicilia, alla corte dei Normanni, e poi sarebbe passata alle altre marine.

Alcol

Una tra le parole arabe in italiano dalla storia più affascinante. Infatti, l’etimologia risale all’arabo kuḥl, che indica una polvere utilizzata in Oriente per tingere le sopracciglia e le palpebre (se senti risuonare anche kajal, non hai torto!). Il termine si sviluppa nel contesto dell’alchimia (che, come chimica, è l’ennesima parola di origine araba al-kīmiyā’) finendo per indicare ogni tipo di sostanza impalpabile.

Algebra

Deriva dall’arabo al-ǧabr = il rimettere a posto, la riduzione di una frattura o la ricostruzione. La cultura araba è stata di vitale importanza nella matematica: probabilmente il padre dell’algebra fu il matematico e astronomo persiano Muḥammad Ibn Mūsā Al-Ḫwārizmī, il cui nome traslitterato è diventato nel tempo la parola algoritmo.

Zero

Rimaniamo in tema con un altro termine matematico: zero deriva dall’arabo ṣifr = vuoto, zero, che si rifà alla parola sanscrita śūnya = vuoto. Il matematico Leonardo Fibonacci latinizzò il termine in zephirum, che in italiano nel tempo è diventato zefirozefro e infine zero.

Taccuino

La parola araba taqwīm stava per “riorganizzazione, sistemazione”. Nel Medioevo la versione latina tacuinum veniva usata per indicare una raccolta di prescrizioni mediche e igieniche di derivazione araba (il tacuinum sanitatis).

Azzurro

deriva dal persiano lazward, passato poi all’arabo con lazurd, come adattamento popolare del sanscrito ravajarta (lapislazzuli) e infine alla nostra lingua. Altri colori hanno origine arabo-persiana, come scarlatto (saqirlat), cremisi (qirmiz) e lilla (lilak).

Materasso

arabo maṭraḥ = luogo dove si getta qcs.”, ad es. un “tappeto sul quale coricarsi”, der. di طرح  ṭaraḥa, “gettare” (cfr. lat. mediev. mataraciumar); la parola compare quasi contemporaneamente in Italia, Francia, Germania e Inghilterra, ma l’ipotesi più probabile è che il primo punto di diffusione sia stata l’Italia meridionale

 

Perché ci sono parole italiane di origine araba?

La presenza degli arabismi, cioè delle parole arabe in italiano, ha radici storiche. Nel VII secolo l’espansione della civiltà araba nel Mediterraneo, e non solo, è stata inarrestabile. Pensa che in Italia i Saraceni arrivano già nel 827, quando sbarcano in Sicilia e ci rimangono per ben due secoli! E il peso linguistico della cultura di lingua araba in Occidente è stato enorme almeno fino al XIII secolo. Gli Arabi erano grandi navigatori e commercianti, acuti matematici e scienziati: per secoli i loro studi rappresentarono lo stato dell’arte in tanti settori.

L’espansione araba in tanti paesi del Mediterraneo fece sì che questi saperi venissero assorbiti anche dalla cultura latina e in generale locale, sia come conoscenze che come vocabolario.

La lingua araba nel mondo

Ad oggi, l’arabo ha circa 274 milioni di parlanti, dato che la rende la sesta lingua più parlata al mondo. Inoltre, l’arabo moderno è una delle 6 lingue ufficiali delle Nazioni Unite e la quarta lingua più parlata sul web.

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